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carlo mariani |
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1987 "T A N I T" con Massimo NARDI, Gianluca RUGGERI, Fulvio MARAS e Paolo FRESU. Discografia: "Tanit" 1992 Cd Classico Records (CL 001)
"Insulae" 1998 Cd Esperia (E002)
WORLD MUSIC Rivista bimestrale Anno 1 Numero 2 Marzo/Aprile 1991 TANIT Tanit (Classico Dischi ZD 74886) Solanas - Di Di Do - Ninna Nanna Ditirambo Bacio Arrepikku Strano Lime Mediana - Vista Gastriti M. Nardi guitar C. Mariani: launeddas G. Ruggeri: marimba F. Maras: percussions P. Fresu: trumpet produced by: A. Posillipo Emiliano Li Castro La tradizione musicale della Sardegna, tanto ricca di peculiarità nei modi, nei toni e negli strumenti, sta entrando in contatto con il "Mare Magnum" della musica globale. E Tanit, divinità punica, a fornire simboli e titolo a questa operazione di sintesi sonora. A condurla, un gruppo di quattro musicisti che, pur non essendo nativi dellisola in questione, sono tuttavia profondamente consapevoli della sua cultura popolare, ammaliati dal suo fascino. Particolarmente due di loro, che lavorano insieme ormai da molti anni: Massimo Nardi e Carlo Mariani. II primo, compositore di quasi tutti i brani di questa produzione discografica, suona una "chitarpa" a otto corde da lui stesso progettata; il secondo utilizza il piu classico degli strumenti tradizionali sardi: le tre canne chiamate "launeddas". Nardi e Mariani si sono intensamente applicati allo studio del patrimonio musicale della Sardegna, cercandone infine uno sviluppo in chiave attuale; il gruppo Tanit è frutto, appunto, di questa ricerca. La matrice originaria si colora ulteriormente e si arricchisce di punteggiature ed articolazioni grazie al lavoro congiunto dei due percussionisti che formano laltra metà del quartetto: Gianluca Ruggeri alla marimba e Fulvio Maras, alle prese con percussioni acustiche ed elettroniche. Per questa prima produzione - ed in occasione di alcuni concerti il gruppo ha voluto con sè un ospite certamente significativo e per di più sardo (di Berchidda SS) : Paolo Fresu, sempre ottimo, con tromba e flicorno. La miscela sonora, pervasa da sapori multietnici, è gradevole e ricercata; la direzione intrapresa lascia intravedere nuovi orizzonti di sintesi. Insieme a Sonos, Cordas et Connas, Suonofficina, anche Tanit contribuisce ora alla creazione di questo singolare scenario del mondo della musica. 26 Marzo 1991 n. 12 Una nuova etichetta Classico dischi Sullonda del successo del locale romano, esordisce lomonima label -Una precisa filososofia musicale e culturale - Mauro Di Domenico, Tanit e Tuckiena i primi nomi. Giancarlo Susanna ... ... ... Più razionale, ma non per questo meno coinvolgente, lapproccio dei Tanit, gruppo formato da Massimo Nardi (chitarra). Carlo Mariani (launeddas), Gianluca Rugggeri (marimba) e Fulvio Maras (percussioni). Inserito in un contesto sonoro molto particolare, colpisce quello strumento straordinario chiamato launeddas: "E una cosa caratterizzante del gruppo - racconta Massimo Nardi - perché la nostra esperienza nasce storicamente da una collaborazione che ho avutto in passato con Carlo Mariani: ci siarno conosciuti frequentando lo stesso personaggio, lo stesso maestro: Dionigi Burranca, un vero rappresentante della tradizione. Carlo studiava le launeddas e io cercavo di suonare la musica delle launeddas con la chitarra. Questa impronta è presente nel gruppo anche se noi ci siamo completamente staccati dal fatto di suonare la musica tradizione sarda. Non essendo sardi e non vivendo poi realmente quella situazione, la interpretiamo nel nostro modo. E il nostro modo è di sperimentare". I Tanit (a proposito, il nome è quello della divinità fenicia della fecondità) creano una musica modernissima che mette in risalto le caratteristiche della launeddas (le cui origini si perdono letteralmente nella notte dei tempi) e talvolta le mette a confronto con la tromba di Paolo Fresu, ospite in cinque dei nove brani che compongono lalbum. Un bellissimo modo di sperimentare. "CONCERTO Novembre 1992 Dal Senegal il tour del gruppo ci riporta il sapore dei ritmi e delle percussioni LAfrica dei Tanit di Carlo Zaghi Diversamente da quello che potrebbe sembrare al primo ascolto, la musica dei Tanit é senzaltro rivolta al futuro. Anche gli strumenti usati da questo gruppo possono ingannare lascoltatore poco attento: launeddas, marimba, percussioni, chitarra e tromba. E invece la presenza di strumenti tradizionali è tutta rivolta alla ricerca di sonorità e atmosfere aspre, quasi lunari. Le launeddas (strumento a fiato della tradizione sarda) di Carlo Mariani sono sapientemente mescolate alla chitarra del tutto originale (nove corde) di Massimo Nardi, mentre le percussioni di Fulvio Maras e la marimba di Gianluca Ruggeri danno corpo e spigolosità alla musica curvilinea e insinuante del gruppo. Il suono della tromba di un ospite di riguardo come Paolo Fresu contribuisce, poi, ad allontanare la proposta musicale dei Tanit da ogni ingenua aspettativa. Dopo la recente incisione che porta il loro nome (prodotta dalla Classico Dischi), i Tanit sono partiti alla scoperta di una terra che poco ha a che fare con la tradizione della musica sarda: ..questa terra é il Senegal, un paese ricco di fermenti musicali che annovera tra i propri musicisti personaggi di fama internazionale come Youssou NDour e Baaba Maal, amati certamente da un pubblico sempre più numeroso in Italia come in altri paesi occidentali. A Dakar i Tanit hanno suonato con musicisti del conservatorio senegalese e con altri più vicini al contesto della nuova musica africana, affrontando il difficile confronto con un linguaggio musicale del tutto nuovo ed estraneo alla cultura europea. E hanno raccolto i suggerirnenti di basi ritmiche e percussive che sorprendono per la loro precisione e potenza, frequentando quel mondo sconosciuto dei canti e delle melodie africane. Ma non solo: i Tanit hanno anche lanciato le loro provocazioni musicali ai suonatori di Kora (che potrebhe ricordare la "chitarpa" di Nardi), ai suonatori di balafon (che potrebbe ricordare la marimba di Ruggeri), di sabar, di tama e alle cantanti senegalesi che hanno dovuto cimentarsi con le composizioni dei 5 musicisti. Che cosa ne potra nascere ? Per ora non e dato saperlo. Potrebbe essere, perché no, una bellissima figlia mulatta. Nuove Dimensioni Musicali 2000 - November 1999 Recensioni Tanit Tanit - Classico Dischi, Italy, 1992 di S. Pisanu Voglio raccontarvi brevemente la storia di un viaggio musicale tra i più veri e fruttuosi, e certamente tra i più originali fra quelli che compongono il panorama delle "contaminazioni" musicali italiane degli ultimi tempi, in questa nuova ventata di semi etnici che stanno fecondando abbondantemente le musiche di ogni genere in tutto il mondo. Negli anni settanta, Massimo Nardi, Carlo Mariani e il fratello Alberto, ascoltano casualmente, a Roma, la musica delle launeddas, antico strumento sardo composto da tre canne che si suonano insieme con la tecnica della respirazione circolare, che permette di produrre un suono continuo, come avviene per il famoso argùl egiziano e il digeridù australiano, tra i più famosi. E ci fermiamo un attimo, poi vedremo perché, su questo curioso strumento, curioso a iniziare dal nome: lo si nomina sempre e soltanto al plurale. Le launeddas hanno anche unaltra particolarità tecnica e musicale che le contraddistinguono rispetto a questi: quella di avere appunto tre canne, dunque tre suoni diversi contemporaneamente, una che produce un bordone e due che producono melodie in sovrapposizione, reciproco rafforzamento, contrappunto ritmico e melodico, e in perfetto accordo nonostante la reciproca autonomia musicale. Ma la peculiarità più grande di questi strumenti e della loro musica raffinatissima sta nella tecnica compositiva che consiste nella sequenza di frasi regolata da due principi complementari: quello di non ripetizione per il quale una frase è sempre diversa dalla precedente e quello della continuità tematica. Una continua ed inesorabile variazione in cui, partendo da un punto, non vi si fa mai ritorno, se non eccezionalmente, come un grande viaggio della stessa musica. Non ci soffermiamo qua sulla struttura interna delle frasi, decisamente senza paragoni, sulle infinite tecniche di concatenamento, di microvariazione e sulle ricchissime fioriture e ornamentazioni. I tre musicisti romani, dopo un primo approccio sulle trascrizioni del Bentzon, studioso danese di grande merito, decidono di recarsi sul posto per apprendere direttamente dalle fonti, dai suonatori di launeddas. Incomincia così il viaggio, o la serie di viaggi, durata per anni, che li ha portati a continui contatti con questi suonatori, come dei veri etnomusicologi. Non un viaggio di un mese dunque, una melodia rubata e due frasi in lingua da appiccicare ad un ritmo qualunque, magari subito un video musicale e, perché no, una raccolta di fondi per il sostentamento dei nativi (qualunque allusione è assolutamente casuale), ma un viaggio vero che ha prodotto una conoscenza approfondita (sono oggi sicuramente fra i maggiori conoscitori di questa musica e di questi strumenti) e una sincera e duratura passione. Come sincera, e sinceramente originale, è la musica che Nardi ha composto per questo disco. La musicalità sarda della quale sono imperniati i brani non sta nel classico tocco folcloristico buttato lì come ornamento rappresentativo, per catturare le solite orecchie stanche dei soliti suoni, per sopperire ad una mancanza di idee e soddisfare il desiderio consumistico di stereotipato "esotismo"; tanto meno sono una brutta, o bella, copia della musica etnica di origine. La musica delle launeddas non vi è usata superficialmente ma acquisita geneticamente ed unita alla propria, notevole, creatività e genialità. Vi è il procedimento per frasi, il metodo di variazione e la continuità tematica, le microvariazioni e le tipiche fioriture, vi è applicata la stessa mentalità, insomma, ma con idee musicali nuove e originali, e senza escludere una cultura musicale che va dal jazz al popolare italiano, e altre ancora anche di altre culture etniche, sempre filtrate e asservite ad una originale creatività. Il gruppo, e il disco, portano il nome di Tanit, dea dei Fenici, popolo arrivato in Sardegna tanti secoli fa, e fra i pochi, forse, a non averne fatto conquista e bottino ma ad aver instaurato relazioni umane di reciprocità. E chissà che le launeddas, o il loro archetipo, non siano state portate in Sardegna proprio da loro. |
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